Mercoledì, 01 Giugno 2016 11:05

Prendersi cura dei collaboratori. Tante ragioni per farlo con gratitudine

Scritto da Struttura Assicurazioni Allianz
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Prendersi cura dei collaboratori. Tante ragioni per farlo con gratitudine

L'articolo è di Gabriele Gabrielli - Fondatore e Presidente presso Fondazione lavoroperlapersona


Tirar fuori la voce

Resistere alla tentazione di mollare tutto quando si pensa di non poter far niente per migliorare i luoghi organizzativi in cui lavoriamo. Vale la pena. Grosso modo, chiudevo con questa riflessione un precedente post, La grande tentazione: “attacca il ciuccio dove vuole il padrone”.

Ci sono numerose ragioni infatti per non lasciarsi sopraffare dallo sconforto. Motivazioni che sono più solide per chi ha la responsabilità del lavoro di altri. Quali? E dove prendere la forza per sostenere la fatica del “farsi carico”? Ne L’attimo fuggente il professor Keating invitava i suoi allievi a combattere per tirar fuori la voce, ammonendo che più tardi si comincia “più grosso è il rischio di non trovarla affatto”. La nostra motivazione a prendersi cura dei collaboratori, infatti, può scolorirsi come un capo di abbigliamento nella varichina; un po’ come fa l’acqua quando bagna un foglio scritto con l’inchiostro. E’ un processo lento ma inarrestabile, bisogna fermare in qualche modo lo stillicidio. Per questo, nel chiasso di un'epoca che corre veloce, è importante tornare a interrogarsi sulle ragioni dell’impegno che fonda la responsabilità di ciascuno verso gli altri anche nel lavoro.

Un laboratorio di consapevolezza

E' una discussione che fa bene perchè aiuta a elaborare l’esperienza e curare le ferite, facendoci ritrovare la spinta per scrivere, giorno dopo giorno, il nostro contributo insostituibile. Una sorta di laboratorio che riporta in superficie, liberandolo dal peso devastante della sola razionalità utilitaristica, il significato profondo della responsabilità che abbraccia quanti dirigono il lavoro altrui, per ricercarne insieme il senso più umano e generativo. In che modo? Propongo un esercizio facile e alla portata di tutti che non ha bisogno di tecnologie particolari, non ci sono “app” da scaricare né “login” da effettuare. E’ un esercizio per rileggere le motivazioni che sostengono l’accountability nel lavoro imprenditoriale, manageriale e professionale. Una lettura per meditare il nostro impegno aiutandoci a governare la grande tentazione del disimpegno. La si può fare in solitudine, diventa più efficace però quando la condividiamo con altri. Diventa strumento di consapevolezza per non sottrarci alla fatica della responsabilità, per non lasciarsi andare alla tristezza e sfiducia quando si è punto di riferimento per autorità, carisma, competenze o altre circostanze.

Prenderci cura degli altri nel lavoro

Ecco dieci buone ragioni per farlo:

- perché “lavorare con e attraverso gli altri” è un privilegio che non tutti hanno, un dono ad alta fertilità

- per gratitudine verso chi mi fa crescere camminando insieme con me, non avendo avuto la possibilità di scegliermi

- per aiutare i miei collaboratori a dare un senso al loro lavoro, perchè ho sperimentato quanto sia dannoso per l'impresa avere persone che lavorano senza sapere ‘perche’

- per mettere in condizione quanti lavorano con me, quando ritornano a casa, di raccontare ai figli, senza vergogna o rimpianti, quello che fanno quando non stanno con loro

- per consentire a ciascuno di realizzare nel lavoro una parte dei loro progetti, aiutando chi non ne ha consapevolezza a scoprire vocazioni e talenti perché “ogni lavoratore è un creatore”

- per testimoniare ai più giovani la gioia che si prova quando si costruiscono progetti e si conseguono risultati insieme agli altri, incentivando comportamenti cooperativi e inclusivi

- per far sentire gli altri unici e il loro lavoro importante concorrendo “al progresso materiale o spirituale della società”

- perché sono consapevole dell’importanza che ha l’ambiente di lavoro come fonte di benessere per la persona e per le famiglie e che – per una parte – questo dipende da me

- per contribuire - prima come cittadino e poi come capo e leader - a rimuovere gli ostacoli che impediscono “il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori” all’organizzazione della società

- per riconoscere e promuovere “il diritto al lavoro” dei miei collaboratori e contribuire così a costruire “le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

L’elenco, per alcuni, risulterà incompleto. Per altri invece eccessivo. Sarebbe interessante poter continuare questo esercizio che ricerca le motivazioni del prendersi cura degli altri sul lavoro attraverso un people management lab: per aggiungere, togliere o integrare le ragioni del nostro impegno. Anche raccontando storie.

https://www.linkedin.com/pulse/prendersi-cura-dei-collaboratori-tante-ragioni-per-farlo-gabrielli?trk=v-feed&trk=v-feed 

Riferimenti

Arendt H., Lavoro, opera, azione, Ombre Corte, Verona, 1987

Gabrielli G., Post-it per ripensare il lavoro, Franco Angeli, Milano, 2012

Kreitner R., Kinicky A., Comportamento organizzativo, Apogeo, Milano 2013

Ulrich D., Ulrich W., Il perché del lavoro, Franco Angeli, Milano, 2012

Costituzione della Repubblica Italiana: Art. 3, si può leggere all’indirizzo http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/pdf/Costituzione.pdf; Art. 4, si può leggere all’indirizzo http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/pdf/Costituzione.pdf

“L’attimo fuggente” (1989), di Peter Weir. La sequenza ricordata nel testo può essere scaricata a questo indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=lyyVtohtgqE

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